E la Favola abbia inizio...
C'era una volta tanto tempo fa il primo Festival canoro nazionale
nel 1948 su iniziativa di Aldo Valleroni.
Lo spettacolo si svolse nel locale: "La Capannina del Marco Polo" di Viareggio. L'iniziativa fu replicata anche l'anno seguente, ma nel 1950 il Festival canoro nazionale, per questioni economiche, fu cancellato .
Durato solo due anni, il Festival ebbe però il potere di ispirare Angelo Nicola Amato, direttore delle manifestazioni presso il Casinò di Sanremo, e Angelo Nizza ideatore del celebre programma radiofonico "I quattro moschettieri'" (programma radiofonico trasmesso dall'EIAR dal 1934 al 1937). I due proposero l'idea di un Festival nazionale di musica italiana all'EIAR che, redatto un regolamento, si impegnò nella diffusione radiofonica della gara canora in tutta Italia. L'idea fu accettata, ma mancava un regolamento. Se ne interessò Pier Bussetti, del Casinò di Sanremo, che insieme a Giulio Razzi, mise a punto il regolamento del concorso che si tenne per la prima volta a Sanremo nel 1951.
Nacque così il Festival della Canzone Italiana di Sanremo.
La manifestazione si svolse nel teatro del Casinò fino al 1976, dall'anno successivo, nel Teatro Ariston. Solamente nel 1990 si tenne in un'altra sede (nel nuovo Mercato dei Fiori situato nella Valle Armea, in frazione Bussana), in occasione della 40ª edizione, per la maggiore capienza dei locali.
Alcune fonti hanno rintracciato nel 1931 un'analoga iniziativa del comune rivierasco legata a canzoni napoletane, manifestazione che può esser considerata come prodromica al Festival, il cui sviluppo fu ritardato a causa della difficile situazione politica che attraversava l'Italia e l'Europa intera. Quando nacque l'idea del Festival della Canzone Italiana, l’Italia era da poco uscita dal disastro di una guerra mondiale, la città di Sanremo era alquanto mal ridotta a causa delle rovine che la guerra aveva provocato, con la conseguenza di dover affrontare e risolvere innumerevoli problemi.
Teatro comunale distrutto dai bombardamenti
Non possiamo pensare che nel 1951, a soli 6 anni dalla fine del conflitto, il Paese si fosse completamente ripreso dalle devastazioni non solo materiali ma anche morali e spirituali che una guerra di quelle proporzioni portava con sé. Nelle intenzioni della Radio nazionale, non più EIAR ma ormai RAI, c’era forse quell’intento di ricostruzione, di unificazione e anche di svago necessario per la ripresa. Bisognava, ancora una volta, fare o rifare gli Italiani, per usare un adagio risorgimentale. Per l’identità di una nazione anche le canzoni fanno la loro parte, e non è a ben vedere una parte secondaria. L'emittente di Stato ha un intento educativo, quasi pedagogico, mentre per la città di Sanremo, scelta quale sede della manifestazione canora, tale l’opportunità significava riprendersi il ruolo principale nel campo turistico e floricultore.
La canzone italiana negli anni 50' era poco amata dalla maggioranza del popolo, anche perché in molti parlavano solo il dialetto. I testi delle canzoni neologistici e fuori tempo non erano per nulla apprezzati. Alla canzone italiana venivano preferiti generi musicali di altre nazioni. Erano gi anni delle canzoni francesi, come per esempio, "La Vie en rose" (Ascolta la canzone.mp3) di Edith Piafche divenne la beniamina di tutti coloro che si ritenevano colti e raffinati, i quali poco apprezzavano le melodie ed i ritornelli di facile presa. Inoltre i ritmi latino-americani, ebbero nel nostro paese una grande notorietà. A tal proposito ricordiamo "Besame Mucho" di Velasques, Fecchi e Nati - Tino Rossi - Besame Mucho, 1945 (Ascolta la canzone.mp3).
Le danze esotiche tipo la "Rumba" la "Samba" nei primi anni cinquanta erano in voga, ma non riuscirono a mettere da parte completamente la melodia Italiana. Era il periodo della meravigliosa Rita Hayworth che si rivelò al pubblico nel film "Gilda", ove interpretò la famosa canzone "Amado mio"(Ascolta la canzone.mp3).
In quegli anni solo la radio trasmise le canzoni italiane, ed alcune di queste divennero il simbolo della nostra società. Si racconta che il Festival fosse nato quasi per caso, nell'indifferenza generale degli addetti ai lavori. Il pubblico invece successivamente ne decretò il grande successo.
Continua...
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